giovedì 8 gennaio 2009

depressione e cuore

A rischio i cuori depressi
E' opinione diffusa che la depressione (D) sia un importante fattore di rischio cardiovascolare. In genere, una condizione può essere considerata "fattore di rischio" (FdR) per una determinata patologia quando ha almeno le tre seguenti caratteristiche: 1) forte correlazione epidemiologica tra la presenza del FdR e l'insorgenza della patologia; 2) plausibilità biologica, cioè dimostrazione che il FdR induca meccanismi biologici, umorali, fisiopatologici capaci di generare la patologia; 3) prove di efficacia, cioè dimostrazione che la rimozione del FdR comporti una riduzione dell'incidenza della patologia. 1) Il riscontro di depressione maggiore in pazienti con cardiopatie oscilla fra il 17% ed il 27%, ma la prevalenza può arrivare al 50% se si includono le forme minori e/o la si rileva nelle fasi acute della cardiopatia ischemica o nell'imminenza di interventi di rivascolarizzazione coronarica. In maniera speculare, i soggetti depressi hanno un aumento dell'80% del rischio di sviluppare patologia cardiovascolare. Il rischio di eventi coronarici associato alla depressione sembra essere indipendente dagli altri tradizionali fattori di rischio come età, fumo, ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità, attività fisica e gravità della cardiopatia quando già presente. Lo studio INTERHEART (Yusuf S, et al. Lancet. 2004;364:937-952) ha avvalorato autorevolmente il concetto dimostrando che la depressione può avere un peso addirittura maggiore per l'insorgenza dell'infarto rispetto ad alcuni fattori di rischio tradizionali. 2) Sono stati individuati meccanismi fisiopatologici che possono giustificare l'assunto che la D sia un fattore di rischio. Uno stato di iper-attività del sistema simpato-adrenergico e l'attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, tipici della D, sono in grado di indurre, sia in maniera diretta (stato pro-infiammatorio e pro-trombotico, disfunzione endoteliale, ecc.) che attraverso il potenziamento dei tradizionali fattori di rischio coronario, molti dei meccanismi che generano l'aterosclerosi. 3) L'argomentazione più forte contro l'assunto in discussione è la mancanza di evidenze scientifiche che dimostrino che curando la D si riduca anche l'incidenza delle malattie cardiovascolari. E' molto verosimile che nel futuro prossimo questo anello mancante verrà completato. In attesa di ciò è comunque necessario che il medico individui la depressione e la tratti adeguatamente, in quanto così migliora nettamente la qualità di vita dei pazienti.

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